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   13-Apr-2007  Stampa solo questa pagina  Mostra la mappa

Segagione

a cura di CNR - IVALSA  email Autore  URL Autore

Si tratta dell’operazione di prima trasformazione più comune sul legno, ed è basata sull’asportazione di truciolo.

Esistono parecchie tipologie e sottotipologie di impianti, riconducibili a tre principali gruppi:

  • seghe a nastro, costituite da un nastro metallico chiuso, messo in tensione ed in rotazione da due tamburi. Il nastro ha la funzione di portare i taglienti e di mantenere aperto il taglio per un certo tratto. Può trattarsi di impianti molto grandi (le più grandi seghe esistenti sono di questo tipo) oppure molto piccoli, da falegnameria. Esistono seghe a nastro mobili, montate su un carrello, che possono essere assai utilmente impiegate al momento dell’esbosco, per ridurre i costi di trasporto, ottimizzando la qualità del materiale esboscato e garantendo una maggiore redditività alla gestione forestale. I principali vantaggi di questa tipologia sono la possibilità di segare diametri elevati, il limitato spessore del taglio, la buona flessibilità d’impiego (possibilità di variare spessore e ruotare il pezzo ad ogni passaggio, ottimizzando le rese qualitative). Gli svantaggi principali sono la lentezza, la imprecisione del taglio (che richiede una maggior percentuale di sfrido in piallatura), e la necessità di avvalersi di operatori qualificati per sfruttare la funzionalità dell’impianto.
  • seghe alternative, costituite da un telaio sul quale sono fissati spezzoni di lama. Gli impianti sono normalmente pesanti e richiedono massiccie fondazioni, tanto più quanto maggiori sono le dimensioni utili di segagione, pertanto sono fissi. Il moto del telaio descrive una specie di “elica”, in modo che in fase di risalita la lama non interferisca con l’avanzamento del tronco. Il vantaggio principale è l’elevata produttività, conseguibile però solo con lotti molto omogenei come dimensioni, e la relativa indipendenza dalle capacità dell’operatore (impianti ad elevata automazione). Gli svantaggi principali sono le limitazioni di diametro e di flessibilità produttiva. La pre-selezione dei tronchi in classi diametriche ristrette è una assoluta necessità, con la conseguenza di complicare la gestione del piazzale ed aumentare i costi di stoccaggio.
  • seghe a disco, costituite da un disco rigido con i taglienti sulla circonferenza esterna. Normalmente di dimensioni medio-piccole, adatte a lavori di sezionatura e di ridimensionamento di semilavorati. Esistono tipologie mobili, montate su carrello. Il vantaggio principale è la buona qualità delle superfici ottenute, lo svantaggio maggiore risulta normalmente la limitazione dimensionale associata al fatto che, dato l’alto costo, gli impianti vengono raramente sovradimensionati rispetto alle esigenze presenti al momento dell’acquisto. La maggiore larghezza del taglio non rappresenta normalmente un problema, in virtù della buona qualità delle superfici prodotte.

Le lame sono di vari tipi, in funzione delle necessità hanno taglienti più larghi della parte portante in modo da evitare che quest’ultima possa fare attrito sulle superfici del legno. Ciò si ottiene per appiattimento della testa del tagliente (detta anche “dente”) oppure mediante la piegatura alternata dei taglienti a destra ed a sinistra. La geometria degli angoli del tagliente varia molto in funzione del tipo di impianto, della specie legnosa, della velocità e direzione di taglio necessaria (ottenimento prevalentemente di superfici radiali o tangenziali). In ogni caso, i tre angoli individuati dallo spigolo del tagliente hanno la seguente denominazione e funzione principale:

  • angolo di attacco (a) è quello che determina la qualità del taglio
  • angolo di becco (b) è quello che determina la resistenza del dente
  • angolo di spoglia (c, in figura) è quello che determina la velocità di taglio (avanzamento del legno).


Altra caratteristica molto importante delle lame è la “gola” esistente tra due denti successivi, che serve a contenere il truciolo (segatura) fino alla sua espulsione. Il volume della segatura è maggiore di 3-6 volte rispetto al volume di legno che lo ha originato, in funzione della specie legnosa, dell’umidità del legno e della morfologia del tagliente. Pertanto, una “gola” di volume sufficiente è indispensabile per l’ottenimento di superfici prive di difetti, per la durata delle lame e per la sicurezza degli operatori. A questo riguardo è necessario ricordare che alcune specie legnose hanno, come difetto tipico, un elevato contenuto in silice o addirittura la presenza di concrezioni minerali: ciò rende molto più breve la durata delle lame. Un problema analogo è quello posto dalla presenza di sassi incastrati nella corteccia, che fa ritenere il tronco scortecciato preferibile in generale.

Si deve inoltre ricordare che la scortecciatura contribuisce anche a rendere visibili o più evidenti certi difetti dei tronchi (deviazioni della fibratura, grossi nodi...) ed evita lo sviluppo di infestazioni di insetti. L’unico inconveniente della scortecciatura è, normalmente, il costo dell’operazione. Spesso la scortecciatura viene eseguita in segheria, per far sì che la corteccia serva a proteggere la superficie dei tronchi durante l’esbosco ed il trasporto, che pertanto debbono essere rapidi. In alcuni casi, purtroppo frequenti in certe zone, la presenza di schegge o pallottole nascoste all’interno dei tronchi rappresenta un grosso problema per la sicurezza degli operatori. Gli schemi di segagione sono molteplici, finalizzati ad un preciso scopo, come la massima resa volumetrica, la massima resa in una specifica qualità, l’eliminazione di certi difetti, l’ottenimento di superfici con un determinato aspetto etc.. Esistono svariati sistemi automatici di rilevazione della forma, delle dimensione e dei difetti che consentono di ottimizzare l’impostazione dello schema di segagione, tronco per tronco. Il settore dei supporti informatici per la segheria è in continua e costante evoluzione, e sta portando ad un elevato grado di specializzazione dei sistemi operativi e gestionali.

Ad esempio, si possono citare i casi della centratura rispetto al midollo (1), della presa in considerazione dei difetti di rastremazione (2) e di rastremazione ed eccentricità (3) dei tronchi.


Oppure, si possono ricordare le tipiche modalità di :

  • a spigoli paralleli (A),
  • conica (B),
  • non refilato come in C o
  • parzialmente refilato (D).



Ma alcuni software permettono anche altre possibilità di ottimizzazione.

Pertanto, parlare genericamente di rese di segagione può apparire riduttivo, a fronte di esigenze così diverse e di tanta specializzazione degli strumenti. In realtà, i concetti generali rimangono sempre validi:

  • le rese aumentano al crescere del diametro e diminuiscono all’aumentare della rastremazione e dell’irregolarità della sezione
  • le rese diminuiscono all’aumentare della lunghezza del tronco, per effetto combinato dell’aumento della rastremazione (il tronco è assimilabile ad un paraboloide, non ad un cono), della diminuzione di diametro, dell’aumento dell’incidenza di nodi ed altri difetti sulla qualità dell’assortimento.
  • nel caso delle seghe a nastro, la resa diminuisce se non si sceglie bene la posizione del primo taglio, che condiziona tutto il resto
  • le rese diminuiscono al diminuire della manutenzione degli utensili e della scelta di condizioni operative specifiche per il materiale impiegato.

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