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   17-Apr-2007  Stampa solo questa pagina  Stampa pagina con tutte le sottopagine  Mostra la mappa

I pascoli nella gestione forestale

a cura di Elisa Bianchetto  email Autore  URL Autore
ISSel SOP Firenze

I pascoli possono essere considerati come la forma più estensiva di utilizzazione foraggera, generalmente sono localizzati in aree marginali in cui non è possibile realizzare altre forme di agricoltura o anche in ambienti in cui le finalità possono essere extraproduttive e rivestire importanza ad esempio da un punto di vista ambientale o protettivo. La variabilità di tali risorse è molto elevata, in Italia si possono incontrare situazioni molto differenti passando dai pascoli di altitudine alpini, ai pascoli appenninici fino ad arrivare alle zone interne mediterranee o addirittura alle aree costiere. Chiaramente alla diversificazione territoriale corrispondono anche molte differenze tipologiche in quanto ad ogni stazione è associata una determinata copertura vegetale da considerarsi non solo come il risultato delle condizioni pedo-climatiche ma anche delle diverse modalità di utilizzazione.

Il problema dell’abbandono dell’utilizzazione dei pascoli è strettamente legato allo spopolamento delle aree montane che si è verificato a partire dal secolo scorso e che ha portato ad un aumento delle superfici a vegetazione arbustiva ed arborea.L’immediata conseguenza di tale tendenza può essere individuata nella banalizzazione del paesaggio che, in certe aree, risulta del tutto uniforme e privo di spazi aperti; non vanno però tralasciate le perdite economiche per le mancate produzioni agricole che nelle situazioni marginali sono da ritenersi fondamentali per il sostentamento della comunità locale.

Recentemente, a seguito della diffusa riscoperta e valorizzazione dei prodotti tipici locali, si è assistito al recupero di aree a pascolo abbandonate da destinarsi all’allevamento di razze autoctone come ad esempio la Romagnola e la Chianina nell’Italia centrale. Tale tendenza ha avuto come conseguenza sicuramente un rallentamento dei processi di banalizzazione del paesaggio ma anche un incremento di reddito per gli agricoltori locali che sono riusciti a commercializzare un prodotto di nicchia di elevata qualità, come può essere quello della carne di bovini allevati al pascolo.

I piani di assestamento forestale realizzati negli anni passati attribuivano scarsa importanza alle superfici a pascolo e solo raramente ne tenevano conto; attualmente i piani a livello aziendale e i più recenti piani territoriali a seguito dei cambiamenti descritti in precedenza, riconoscono l’importanza delle risorse pascolive e le considerano alla stregua di quelle forestali.

 
 
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