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Indice argomenti Patologia e Entomologia forestale Tecniche biologiche innovative in Fitoiatria Il controllo biologico delle entità crittogamicheIl controllo biologico delle entità crittogamichea cura di Salvatore Moricca IntroduzioneL’agricoltura moderna si trova di fronte ad un grosso dilemma: da una parte, la necessità di sfamare una popolazione mondiale crescente, esige di incrementare le produzioni agricole; dall’altra, un’opinione pubblica sempre più attenta alla sicurezza degli alimenti reclama a gran voce cibo di miglior qualità. I due bisogni sono in netta contrapposizione, perché non v’è dubbio che ancora oggi, per ottenere raccolti soddisfacenti, è necessario proteggere le colture dai parassiti vegetali mediante un impiego massiccio di fitofarmaci. Questi, purtroppo, inquinano le falde freatiche, entrano nelle reti trofiche, risultano nocivi per una varietà di forme viventi ed inducono la selezione di nuove resistenze agli antiparassitari negli agenti fitopatogeni. A causa di questa moltitudine di effetti deleteri per l’uomo, gli animali e l’ambiente, i patologi vegetali hanno da tempo rivolto la loro attenzione a mezzi di difesa meno pericolosi e più durevoli. Uno di questi prevede la possibilità di impiegare nella protezione delle colture antagonisti naturali degli agenti fitopatogeni. L’uso di microorganismi per il contenimento delle popolazioni dei parassiti vegetali, una volta considerato una chimera, ha subito negli ultimi venti anni un impulso notevole ed è oggi divenuto uno dei settori più promettenti della ricerca biologica applicata. Tale metodologia di lotta non è invero recente. Già nei primi decenni del secolo scorso, Smith (1919) riferiva della lotta biologica come di un mezzo alternativo per il contenimento delle popolazioni degli insetti esotici dannosi (tale misura venne inizialmente concepita e sviluppata per combattere le entità entomatiche). Nel tempo la lotta biologica (o controllo biologico) è stata interpretata con varie accezioni e bisogna dire che una definizione univoca, che contempli i diversi significati che a questa strategia di difesa si attribuiscono, non è stata ancora coniata. Degna di nota, per senso e completezza di formulazione, è quella fornita da Baker e Cook (1974). Secondo questi autori si deve intendere per lotta biologica“la riduzione della densità di inoculo o delle attività patogenetiche del patogeno o del parassita - sia esso attivo o in uno stato di dormienza -, attraverso l’impiego di uno o più organismi, sia naturalmente o mediante la manipolazione dell’ambiente, dell’ospite o dell’antagonista o previa introduzione massale di uno o più antagonisti”. Fondamenti del controllo biologicoTutti gli esseri viventi fanno parte di comunità di popolazioni ed individui fra loro interagenti. Ciò vale anche per le comunità microbiche, sia negli ecosistemi naturali che negli agro-ecosistemi. Ciascun microrganismo occupa in natura una determinata nicchia. La nicchia è il luogo, la risorsa che il microbo è in grado di utilizzare. La nicchia dell’agente patogeno è il vegetale, su cui esso vive e di cui si nutre. I parassiti vegetali si sono infatti specializzati, nel corso dell’evoluzione, a vivere a spese delle piante vive, per sfuggire alla schiacciante azione competitiva della micoflora saprofita del terreno. Ma una matrice vegetale, se mette al riparo dagli organismi tellurici, non è comunque un rifugio sicuro per un parassita, che qui si trova a essere contrastato da una moltitudine di altri organismi, fra cui rivestono un ruolo prominente gli iperparassiti (parassiti dei parassiti). Sulle superfici del vegetale, come nei suoi tessuti legnosi più interni, il parassita può subire quel fenomeno di concorrenza che fra gli animali superiori è definito predazione e che nel mondo dei microbi prende il nome di competizione. Può succedere cioè che un microrganismo antagonista venga a “restringere” un patogeno, limitandone il numero e l’attività in base al principio dell’esclusione competitiva. Questa si verifica quando due organismi competono per una risorsa che è limitata in quantità e/o qualità, per cui le loro nicchie vengono a sovrapporsi. L’antagonista può venire a occupare parzialmente o anche totalmente la nicchia dell’agente fitopatogeno. Quando ciò accade la popolazione dell’antagonista prospera mentre quella del patogeno va incontro ad un inesorabile declino, che può culminare con la sua completa sostituzione. Questo è il controllo biologico. Meccanismi di soppressione dei patogeni da parte degli agenti di biocontrolloGli antagonisti hanno evoluto meccanismi diversi, alcuni fra loro in relazione, altri indipendenti, di opposizione agli agenti fitopatogeni:
Requisiti fondamentali di un agente di controllo biologicoI più importanti requisiti che deve possedere un efficace agente di controllo biologico sono:
ConclusioniIl controllo della malattia è efficace se l’azione dell’antagonista consegue una riduzione della crescita, della sopravvivenza, della riproduzione, e quindi dell’abbondanza del patogeno. Gli insuccessi del passato sono serviti a far comprendere che ogni singola, specifica misura di controllo raramente si rivela efficace. Il controllo biologico non rappresenta un’eccezione. Per tale motivo, negli ultimi anni si è preso atto che livelli di controllo delle malattie efficaci ed economicamente accettabili si possono ottenere soltanto nell’ambito di programmi di gestione integrata. Le misure di lotta devono essere sia preventive che soppressive, ed in ogni caso diversificate. La scelta dell’una o dell’altra deve essere basata su una profonda conoscenza dell’ecologia degli organismi coinvolti nell’interazione e del loro ambiente. Solo in tale ottica le misure di lotta biologica possono armonizzarsi con gli altri interventi e dare un significativo contributo alla lotta antiparassitaria. Indice argomenti Patologia e Entomologia forestale Tecniche biologiche innovative in Fitoiatria Il controllo biologico delle entità crittogamiche |
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