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   18-Mag-2007  Stampa solo questa pagina  Mostra la mappa

Rapporti con la Pianificazione Antincendio

a cura di Bovio G., Ceccato R., Marzano R.  email Autore  URL Autore
Agroselviter

La Legge quadro sugli Incendi Boschivi n.353/2000 richiede alle regioni la redazione di Piani di Previsione, Prevenzione e Lotta attiva contro gli incendi boschivi. Le regioni nell’arco temporale trascorso sinora hanno risposto in maniera differente alla legge, così come già al tempo della pubblicazione della stessa era differente sia lo stato di conoscenza del fenomeno sia l’impegno nell’organizzare e programmare il settore antincendi boschivi.

I Piani di Previsione, Prevenzione e Lotta attiva agli Incendi Boschivi di recente redazione, seguito denominati “Piani AIB”, hanno evidenziato, così come era emerso per i Piani Territoriali Forestali, una moltitudine di approcci differenti con intensità pianificatorie variabili.

La Pianificazione AIB è disciplina complessa per i differenti contenuti che essa raduna: coesistono nel medesimo piano dalla programmazione di interventi forestali preventivi alla pianificazione strategica di protezione civile.

Le componenti comuni ai vari Piani AIB e previste dalla Legge Quadro sugli Incendi Boschivi n. 353/2000 e relative Linee guida, aventi rilevanza ai fini della presente trattazione, risultano essere:

  • la valutazione del rischio di incendio, che si traduce in una zonizzazione dei livelli di sensibilità alla fenomenologia. Tale zonizzazione è basata generalmente su elaborazioni della banca dati storica degli incendi boschivi, completata dall'analisi dei principali fattori predisponenti, condotta con dettaglio spaziale compatibile alla scala di piano e partendo in genere da dati già disponibili (DTM, Carta delle Tipologie Forestali).
  • l'organizzazione dell’apparato per la valutazione del pericolo di incendio: essa viene eseguita monitorando, a scansioni temporali variabili, parametri prevalentemente di natura climatica provenienti da sensori distribuiti sul territorio. Permette, mediante elaborazioni effettuate da appositi modelli previsionali, di valutare la probabilità che si sviluppino incendi per aree omogenee individuate sul territorio.
  • linee guida selvicolturali e criteri di gestione forestale finalizzati a ridurre il potenziale pirologico delle coperture, eventuali indicazioni gestionali per i popolamenti percorsi dal fuoco, ai fini di garantirne la loro ricostituzione. I PFT, qualora assumano funzione di “Piano regolatore delle foreste”, possono recepire tali indicazioni rendendole esecutive.

Le Aree di Base, secondo una denominazione comunemente adottata in molti Piani AIB, sono le unità minime della zonizzazione del rischio, hanno spesso scala sovracomunale e per le regioni alpine spesso coincidono con i confini di CM.

Raramente i Piani AIB intraprendono attività conoscitive sul campo atte a misurare indicatori e parametri utili a fini pirologici, molto spesso invece essi si appoggiano a strati informativi precostituiti, quali inventari forestali regionali e relative carte delle tipologie forestali.

I Piani Forestali Territoriali, solo in assenza di Piani AIB a scala locale e studi appositamente dedicati, dovrebbero indagare gli aspetti pirologici delle coperture forestali raccogliendo nelle fasi inventariali e di zonizzazione gli attributi idonei a definire:

  • il regime di eventi che potrebbe interessare tali soprasuoli,
  • la "suscettività" dei popolamenti,
  • la loro resistenza e la resilienza.

Questo al fine di:

  • indirizzare la gestione forestale proposta sul comprensorio a scala di settore di gestione,
  • canalizzare le risorse finanziarie rese disponibili dal Piano AIB regionale e da altre fonti in opere e interventi puntuali, collocati laddove essi risultano effettivamente utili.

Nel PFT la problematica degli incendi può essere affrontata conoscendo:

  • la struttura del combustibile forestale,
  • il probabile comportamento del fuoco,
  • le dinamiche vegetazionali post-incendio
  • la resistenza delle singole specie.

Queste variabili devono essere messe in rapporto alle caratteristiche delle tipologie forestali.

Necessari approfondimenti devono essere condotti nella fase del piano denominata a seguire "analisi delle funzioni e delle vulnerabilità".

  • la scala del PFT è di maggior dettaglio rispetto a quella dei Piani Regionali di Previsione, Prevenzione e Lotta attiva contro gli incendi Boschivi;
  • la pianificazione AIB a scala di PFT risulti pressoché inesistente ma quantomai necessaria,
  • il PFT si presti, per la sua forma e per i suoi contenuti, ad assumere alcune funzioni di “Piano Antincendio Boschivo” di area vasta, almeno sino a che tali strumenti pianificatori non assumeranno diffusione: in quel momento rimarranno comunque considerevoli le necessità di dialogo e compatibilità fra i due tipi di Piano.

Ispirandosi all’impostazione di Piano AIB regionale, il PFT dovrebbe trattare separatamente della prevenzione, della lotta attiva e della ricostituzione, definendo misure con dettaglio dei singoli settori di gestione. A seguire alcuni esempi di misure a portata di PFT:

  • prevenzione: essa è finalizzata a mitigare la componente di rischio pirologico e incrementare resistenza e resilienza dei popolamenti all’incendi, si attua mediante misure selvicolturali di differente tipo, calibrati a scala di settore di gestione. Interventi:
    • diradamenti, spalcature ecc… adottando determinati accorgimenti nella conduzione dei cantieri di utilizzazione
    • realizzazione di viali tagliafuoco di differente tipo
    • fuoco prescritto, decespugliamenti
  • lotta attiva: localizzazione sul territorio di infrastrutture AIB (Piazzole per atterraggio elicotteri, vasche ecc..), pianificazione della viabilità forestale.
  • ricostituzione:
    • linee guida, con dettaglio della tipologia forestale e specificazioni per le differenze situazioni morfologiche e pedologiche,
    • impostazione del sostegno finanziario all'attività di ricostituzione.

In Regione Lombardia indicazioni AIB sono presenti nei "Criteri Tecnico Amministrativi per la Redazione dei Piani di Indirizzo Forestale" (REGIONE LOMBARDIA, 2003), specificando che, per quanto riguarda le problematiche legate agli incendi boschivi, il piano dovrà prendere atto del “Piano Regionale per la programmazione delle attività di Previsione, Prevenzione e Lotta attiva contro gli Incendi Boschivi” adattando le previsioni in virtù della scala di maggior dettaglio del P.I.F. rispetto al piano regionale contro gli incendi boschivi.

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