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Gli incendi boschivi in Italiaa cura di Giovanni Bovio, F. Meloni, M. Zerbini Gli incendi boschivi sono sempre stati presenti nella realtà territoriale italiana, tuttavia fino agli anni ’60 (periodo a cui risalgono le prime statistiche) il fenomeno è rimasto contenuto entro accettabili livelli di incidenza nei confronti dell’ambiente forestale. Al contrario, il fenomeno ha assunto caratteristiche di elevata gravità dall’inizio degli anni ’70, assumendo negli ultimi 30 anni dimensioni, in termini di superfici percorse e numero di eventi, estremamente significative (D’Autilia, 2005), con conseguente maggiore impatto a carico del patrimonio boschivo nazionale, a cui si è accompagnata una crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica. Le cause che hanno portato all’aumento e alla maggiore diffusione degli incendi boschivi vanno ricercate, parte nelle mutate condizioni climatiche generali, e parte nei cambiamenti socio – economici che hanno interessato la Nazione, ovvero alle profonde modifiche nell’uso del suolo. Infatti, a periodi di prolungata siccità, condizione naturalmente predisponente il fuoco, si sono sovrapposti l’abbandono delle aree rurali, la crescita delle popolazioni delle aree urbanizzate e l’adozione di politiche forestali estremamente conservative, che hanno portato all’aumento delle aree marginali, alla perdita dei presìdi territoriali, all’espansione delle aree d’interfaccia e all’accumulo di combustibile (D’Autilia, 2005). Oltre alla tabella presentata nel Report n.6 dall’European Commission – Directorate-general Joint Research Centre, durante il 2005, è possibile reperire i dati degli incendi relativi all’Italia nell’archivio completo, gestito dal Corpo Forestale dello Stato, con una serie storica disponibile dal 1970 ad oggi, per un periodo complessivo di 35 anni. (Corpo Forestale dello Stato www.corpoforestale.it - Servizi e attività – AntIncendio Boschivo.) Nella tabella sottostante viene riportata la serie di dati limitatamente al periodo storico compreso tra il 1990 e il 2006. Per quanto concerne, invece, la distribuzione geografica degli eventi, si può notare dalle statistiche, che tutte le Regioni italiane sono interessate dal fenomeno, anche se con gravità differente e in periodi diversi dell’anno (Bovio, 1996). Le condizioni ambientali e climatiche generali della penisola italiana portano ad avere sviluppo di focolai principalmente in due stagioni dell’anno. Nelle regioni settentrionali dell’Arco Alpino, infatti, gli incendi boschivi si sviluppano prevalentemente nella stagione invernale – primaverile (circa 2/3 degli eventi), in genere più siccitosa di quella estiva durante la quale non sono infrequenti i temporali. Al contrario, nelle regioni peninsulari centro – meridionali, dove il clima è marcatamente mediterraneo, il fuoco si sviluppa prevalentemente nella stagione estiva (circa 2/3 degli eventi) calda e siccitosa. Alcune regioni italiane, infine, sono interessate dal fenomeno sia durante la stagione invernale che durante la stagione estiva (poco meno di 1/3 degli eventi in inverno e circa 1/3 degli eventi in estate) (Bovio e Camia, 1998). In dettaglio, le Regioni con sviluppo di incendi prevalentemente invernali sono le seguenti: Valle d'Aosta; Piemonte; Lombardia; Emilia – Romagna; Veneto; Trentino – Alto Adige; Friuli – Venezia Giulia. Quelle con sviluppo di incendi prevalentemente estivi risultano: Umbria; Lazio; Campania; Molise; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna. Infine le Regioni con sviluppo di incendi sia invernali che estivi: Liguria; Toscana; Marche; Abruzzo. La suddivisione geografica del territorio italiano sulla base alla distribuzione stagionale degli incendi boschivi, ha serie motivazioni scientifiche, principalmente in considerazione dei differenti regimi di comportamento del fuoco che si possono manifestare. In Italia, gli incendi estivi sviluppano intensità maggiori rispetto agli incendi invernali con conseguenze non indifferenti rispetto alle condizioni ed alle strategie di estinzione, così come nella necessità / possibilità di utilizzo di particolari mezzi, attrezzature e dispositivi di protezione individuale. Questi argomenti saranno trattati più approfonditamente nei capitoli specifici. |
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