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Evoluzione dell'assestamento in ItaliaL’evoluzione dei metodi assestamentali in Italia va di pari passo con la storia dei criteri e delle tecniche selvicolturali. In ultima analisi selvicoltura e assestamento sono direttamente dipendenti dalle mutazioni socio economiche italiane in epoche storiche e hanno avuto visioni diverse nel panorama regionale italiano. Questo concetto è stato già molto bene espresso da Hoffman fin dal 1924. A grosse linee così come la selvicoltura, anche per l’assestamento si possono delineare due scuole di pensiero originatesi e sviluppatesi nella regione alpina e in quella appenninica che si sono appoggiate nel secolo scorso alle due scuole di Firenze e di Padova. Un ruolo importante per la trasposizione dei concetti assestamentali dalla teoria alla pratica è stato quello del CFS indicativamente fino agli anni ’70. Successivamente, in funzione delle competenze in materia passate a livello regionale, la metodologia nella redazione dei piani di assestamento si differenzia notevolmente tra le singole realtà regionali. E’ di quegli anni anche la crisi del mercato del legno in Italia e contemporaneamente la nascita di una sensibilità nuova nella società verso il bosco. Al bosco non si richiede più solamente di produrre ma gli si riconoscono una serie di funzioni sociali (da quelle “classiche” come la protettiva e la turistico-ricreativa, si passa al concetto di bosco quale bene sociale di per sé). Paradossalmente in troppi casi l’evoluzione dei concetti di funzionalità del bosco si è risolta in una stasi della selvicoltura in Italia e quindi in un’involuzione anche dell’assestamento e della pianificazione forestale in genere. Una trattazione da un punto di vista storico di questi temi, riferibile per lo più all'Italia meridionale, si può trovare nell'articolo “Altre riflessioni sulla gestione, su basi assestamentali, della foresta mediterranea europea: i significati di assestamento, aménagement e ordenación” di Vittorio Gualdi e Patrizia Tartarino. |
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