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L’arboricoltura da legnoOrazio Ciancio L’arboricoltura da legno è un’attività strettamente legata alla combinazione colturale dell’azienda agraria. Comporta la sostituzione delle colture agrarie non più redditizie con quella forestale a più lungo periodo. Implica condizioni favorevoli di mercato dei prodotti legnosi. Presuppone, qualora mutamenti socioeconomici lo impongano, la reversibilità della coltura. Si configura, quindi, come la coltivazione di un insieme di alberi, sostenuta da algoritmi colturali intensivi. Il modulo di coltivazione, che può variare in funzione della specie e delle finalità da conseguire, contempla, in relazione a questi elementi, tutte le operazioni o solo alcune: scasso e lavorazione andante e profonda; fertilizzazione; impiego di materiale di propagazione di alta qualità, rigorosamente selezionato e di determinate dimensioni; specifici sesti e distanze d’impianto; lavori complementari di coltivazione; concimazioni minerali o sovesci; eventuali irrigazioni; potature di allevamento; diradamenti nei casi in cui la densità è superiore a quella finale; potature di formazione e di produzione; lotta antiparassitaria, cicli brevi e rinnovazione artificiale posticipata. Lo scopo di un modulo di coltivazione così intenso per impiego di energia, lavoro e capitali è quello di costituire un ambiente particolarmente favorevole ad esaltare le caratteristiche intrinseche di produttività delle specie impiegate. Si fa rilevare che un tale modulo è utilizzato quasi esclusivamente in pioppicoltura, che attualmente si tende a trasferire, almeno nelle linee essenziali e con gli opportuni aggiustamenti, alla coltivazione delle latifoglie a legname pregiato. L’arboricoltura da legno si identifica con un sistema di tipo agronomico (agrosistema) in cui il modulo di coltivazione varia in relazione agli obiettivi da conseguire: produzione di qualità o di quantità. Si può realizzare in tre luoghi economici (Scheda 4, Figura 1). Il primo è certamente quello elettivo, e riguarda gli impianti sostitutivi delle colture agrarie nell’ambito dell’azienda. È il luogo economico in cui esistono le strutture e le condizioni socioeconomiche idonee a ottimizzare la produzione di qualità. In relazione alle condizioni stazionali si coltivano, in impianti puri o misti, specie a legno pregiato e specie a rapido accrescimento - indigene ed esotiche. Il modulo colturale è quasi sempre completo. Il sistema, di solito, è temporaneo, ovvero è reversibile al variare delle mutevoli condizioni di mercato tra prodotti agricoli e assortimenti legnosi. Il secondo si riferisce agli impianti su terreni marginali all’agricoltura. È il luogo economico dove si possono ottenere produzioni di qualità o di quantità. Il modulo di coltivazione varia per intensità in relazione all’obiettivo prefissato. Il sistema può essere temporaneo o transitorio, in quanto suscettibile, se trattato opportunamente, di evolvere verso sistemi stabili e autonomi. Consente tre opzioni: la prima, la coltura può restare come tale, cioè a fine ciclo si effettua il taglio e il reimpianto; la seconda, qualora ciò non sia conveniente, di ritornare alla coltura agraria; la terza, la coltura evolve verso la costituzione di un silvosistema. In questo luogo economico, la coltivazione può considerarsi, a seconda dei casi, elemento di transizione dall’uno all’altro settore di attività. Si impiegano, in relazione alle condizioni stazionali, specie a legno pregiato e specie a rapido accrescimento - indigene ed esotiche – in impianti puri o misti. Il terzo luogo economico si configura con gli impianti su terreni a tipica vocazione forestale. E’ il luogo economico dove il modulo di coltivazione è poco intenso. Il sistema di norma è transitorio per capacità intrinseca di evoluzione verso un ecosistema forestale. In questo caso la scelta dei metodi colturali è decisiva per conseguire la rinnovazione naturale e il definitivo passaggio dall’arboricoltura da legno alla selvicoltura. La coltivazione a medio termine diviene irreversibile e rientra in un’area di bassa redditività, ma economica sensu lato. Anche in questo caso, in relazione alle condizioni stazionali, si impiegano specie a legno pregiato e specie a rapido accrescimento – indigene ed esotiche – in impianti puri o misti. L’abbandono di terreni agricoli è in continuo, costante aumento. Nulla lascia prefigurare che, almeno nel prossimo futuro, si possa verificare un’attenuazione del fenomeno. L’area dell’arboricoltura da legno, dunque, si è ampliata e tende ulteriormente ad ampliarsi. L’arboricoltura da legno permette di conseguire varie finalità: si aumenta considerevolmente la produzione legnosa e, di conseguenza, si attenua la pressione sui boschi esistenti; si valorizzano i fattori naturali di produzione; si consegue una copertura arborea di interesse ambientale e paesaggistico; e, nel caso degli impianti sostitutivi delle colture agrarie, si eliminano per un periodo più o meno lungo i danni ecologici conseguenti all’uso-abuso di concimi e di presidi fitoiatrici (Ciancio, 1989; Ciancio et al., 1981; 1992). Gli operatori però richiedono precise indicazioni su alcuni punti che incidono in modo significativo sull’investimento. In particolare: i moduli e i cicli di coltivazione; la pianificazione colturale; le produzioni ottenibili; la meccanizzazione delle cure colturali e delle utilizzazioni; il tipo e la qualità degli assortimenti ritraibili; l’andamento previsionale di mercato; la redditività della coltura; e, soprattutto, la certezza che ulteriori, nuovi vincoli non pregiudicheranno le utilizzazioni o il ripristino delle colture preesistenti, qualora mutamenti di mercato o necessità aziendali lo richiedano (Ciancio, 1989; Ciancio et al., 1981; 1992). Richieste legittime. La gestione sostenibile delle piantagioni da legno comporta una rilevante immissione di energia, lavoro e capitali, per un tempo che è relativamente breve se comparato a una normale coltura forestale, ma estremamente lungo rispetto alla maggior parte delle colture agrarie. Probabilmente sono questi alcuni dei motivi della non adeguata richiesta da parte degli agricoltori degli incentivi comunitari.
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