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Clima e classificazioni climatichea cura di Andrea Pisanelli Il clima, nel suo insieme, è il principale fattore fisionomico e distributivo della vegetazione. Dal momento che sono conosciuti i regimi termici e pluviometrici di una stazione è possibile classificare il clima della stazione stessa. Nel corso del secolo scorso si è sviluppata una nuova scienza, la fitoclimatologia, finalizzata a studiare le relazioni esistenti tra andamento delle temperature e dei regimi di precipitazione e distribuzione delle fitocenosi. La fitoclimatologia ha avuto un grande importanza negli ultimi decenni anche in relazione alla sempre maggiore disponibilità di dati sperimentali e alla più facile utilizzazione di dati che ha fatto seguito alla crescita e allo sviluppo delle discipline statistiche e informatiche. Diverse classificazioni climatiche sono state messe a punto e di particolare interesse ecologico sono quelle fitoclimatiche mediante le quali è possibile definire la possibilità di una determinata specie di poter vivere in un dato clima. Le classificazioni fitoclimatiche sono state definite a partire dall’inizio del secolo scorso e la più comunemente adottata è quella formulata dal Pavari (1916) che suddivide il clima italiano in fasce fitoclimatiche sulla base della temperatura media annua, della temperatura media del mese più freddo e del mese più caldo, la temperatura media dei massimi e dei minimi, le precipitazioni annue e quelle del periodo estivo, l’umidità atmosferica relativa. Sulla base di questi parametri, il territorio italiano è suddiviso in 5 fasce fitoclimatiche, ciascuna associata al nome di una specie vegetale rappresentativa: lauretum, castanetum, fagetum, picetum e alpinetum. Mappa delle zone fitoclimatiche in Italia
Per il bacino del Mediterraneo sono stati formulati vari indici da diversi studiosi, quali Quezel, De Martonne, De Philippis, Bagnouls e Gaussen, Giacobbe, Daget, Aschman. Emberger ha proposto una classificazione basandosi sul valore Q dato da Q = 2000P / (M2 – m2), dove Q indica il Quoziente Pluviometrico di Emberger, m è la media delle minime del mese più freddo, M la media delle massime del mese più caldo e P la precipitazione totale annua. Il Q definisce il grado di aridità di una stazione: minore è il suo valore, più secco è il clima. Il quoziente di Emberger ha il pregio di racchiudere il fattore precipitazione annua, comune anche ad altri indici, e i valori estremi di temperatura, diversamente da altri indici proposti che utilizzano una media annua o il valore di evapotraspirazione più difficile da registrare. Le temperature estreme comprendono in sé l’escursione termica e perciò il grado di continentalità, l’umidità atmosferica e quindi l’evapotraspirazione, ma soprattutto per le minime m, permettono la comprensione della diffusione delle specie vegetali. Infatti, combinando in un grafico i valori di Q sulle ordinate con quelli di m sulle ascisse, si ottiene uno schema della distribuzione delle stazioni mediterranee e delle specie vegetanti. In tal modo sono stati individuati sei bioclimi (molto arido, arido, semi-arido, subumido, umido, perumido) con differenti varianti (a inverno caldo, temperato, fresco e freddo). Il clima Mediterraneo, quindi, si presenta come una famiglia di climi, piuttosto che un unico clima, uniti da stesse caratteristiche di aridità estiva ma con sfumature che li contraddistinguono. Tutte le stazioni mediterranee appartenenti allo stesso bioclima, benché presentino specie vegetali differenti, si sono evolute sotto un comune denominatore, e presentano somiglianze biologiche. Questo si traduce in grafico in un areale bioclimatico, ossia un’area di punti con determinati valori di Q e m che rappresentano il comportamento di una determinata specie nei confronti dei cambiamenti della quantità di precipitazione e temperatura: specie con esigenze climatiche simili, avranno parte del loro areale bioclimatico in comune. In linea generale, nei siti con maggiore quantità di acqua disponibile, gli alberi sempreverdi sono la forma dominante, seguiti, secondo un gradiente di umidità decrescente, dagli arbusteti sempreverdi e quindi dagli arbusteti xerici decidui. Al clima mediterraneo appartengono, pertanto, stazioni con conifere e latifoglie caducifoglie di quota medio-alta (Cedrus, Abies, Pinus, Fagus, Carpinus) che occuperanno aree in cui lo stress da aridità risulta basso e con inverni freddi in cui si verificano anche valori di temperatura inferiore a 0 °C ed eventi nevosi; alle stazioni con Q medio-bassi e inverni temperati-freschi spetta una vegetazione sempreverde composta dai querceti (lecceta, sughereta). Maggiormente ubiquitarie e plastiche sono le pinete e le formazioni arbustive. Nei climi umido, subumido, semiarido e arido, purché caldo-temperati, sono rilevabili comunità arbustive sempreverdi basse più o meno dense. Le pinete di pini mediterranei spaziano dall’arido all’umido e sono in grado di affrontare anche inverni freschi. |
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