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L'associazionismo in Italiaa cura di S. Pierrettori, L. Venzi La storia dell'associazionismo in Italia affonda le proprie radici lontano nel tempo , quando in epoca pre-romana il bosco veniva considerato res nullius, ovvero costituiva il patrimonio delle popolazioni autoctone. Sopravvisse in aree marginali anche con l’affermarsi della proprietà privata durante l’epoca romana per poi trovare consolidamento, nel periodo medievale, nei diritti reali multipli della cultura barbaro-germanica. È in questo periodo che nascono forme di organizzazione politico-amministrative delle comunità rurali di tipo condominiale, come le Regole di Cadore , le Magnifiche Comunità della Val di Fiemme, le Servitù della Val Canale e molte altre, che perdurano ancora oggi . Anche nell’attuale panorama legislativo italiano viene più volte ribadito il concetto dell’associazionismo forestale inteso come strumento chiave per una migliore politica di servizi ambientali che , più che per la sola produzione legnosa, necessitano di un’ampia scala territoriale. Nell’accezione moderna si fa tuttavia riferimento ad un nuovo tipo di associazionismo teso soprattutto alla condivisione di benefici che riguardano la gestione del patrimonio boschivo e la nascita di una nuova occupazione giovanile nel settore forestale, piuttosto che alla condivisione di diritti di godimento e sfruttamento da parte di singole comunità .
Il motivo di tanto interesse verso forme di gestione di tipo associativo risiede nel fatto che l’individualismo nel settore forestale, a differenza di quello agricolo, ha portato e porta al disfacimento di grandi unità forestali, sinonimo quasi sempre di regresso e di decadenza. Ne sono un esempio le parcellizzazioni, le privatizzazioni e i disboscamenti derivati da un malinteso liberalismo economico dei secoli passati, di cui, ancora oggi, si sentono gli effetti . Osservando uno schema di ripartizione dei boschi in Italia, si può notare come la proprietà da parte di privati sia nettamente preponderante rispetto alle altre forme di proprietà. Recenti stime svolte dagli annuari ISTAT hanno rilevato che su di una superficie boscata totale di 6.855.000 Ha, il 60 % della superficie forestale è in mano ai privati, il 7,5% è di proprietà dello Stato e delle Regioni, il 24,4% è demaniale ed il restante 5,1% appartiene ad altri enti. Tabella 1-superficie dei boschi italiani per categoria di proprietà e categoria silvicolturale. Valori riferiti al 2001. Fonte ISTAT. Dati provvisori
Ciò porta con sé una serie di problemi legati alla gestione delle terre. Lo spopolamento delle montagne, infatti, e il conseguente trasferimento della residenza e del lavoro dalle aree in quota a fondovalle, ancora in atto e che non lascia intravedere inversioni di tendenza, ha portato con sé un graduale disinteressamento verso la proprietà ed il lavoro forestale, soprattutto da parte dei singoli proprietari. Le aree montane e interne, che corrispondono circa al 60% del territorio nazionale, hanno una popolazione residente pari, solo , al 17 % .
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