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Indice argomenti - Selvicoltura - Ecologia, economia, etica

   05-Dic-2007  Stampa solo questa pagina  Mostra la mappa

Una strategia credibile tra ecologia, economia e etica

Orazio Ciancio

Il dibattito sui temi dell’ambiente e dell’ecologia è contrassegnato da un atteggiamento a dir poco schizofrenico. Si va da un catastrofismo estremo a un pregiudiziale rigetto di nuove conoscenze, soprattutto quando esse mettono in discussione convinzioni e comportamenti consolidati. Questa condizione si supera adottando una strategia e mettendo in atto un progetto aperto, nuovo per contenuti tecnici, scientifici, epistemologici, estetici e etici e basato su tre punti cruciali.

Il primo interessa il mondo della cultura forestale. La scienza per molto tempo ha fatto finta di non vedere la tradizione selvicolturale locale, rifiutandone lo status di «sapere sistematico» o negandone addirittura l’esistenza. Il «sapere» connesso alla tradizione, invece, nonostante tutto sopravvive e trova riscontro nella pratica forestale. Compito principale della scienza è di recuperarlo e di sistematizzarlo, dando dignità scientifica a tutto ciò che fino a non molto tempo fa si considerava «primitivo» e «non scientifico».

Si dirà che il futuro torna indietro. Per molti versi, sì. Chi dimentica il passato distrugge memoria storica. E senza memoria storica non c’è futuro. Il superamento del paradigma scientifico riduzionistico e l’affermazione di quello olistico, la riscoperta della complessità e della biodiversità, fanno ritenere che la fase di transizione che stiamo attraversando ormai sia in via di esaurimento e che nella costruzione del futuro il passato avrà un peso maggiore di quanto non lo abbia avuto finora.

Il secondo punto riguarda le inquietudini del mondo forestale, italiano e non, che derivano da motivazioni che non possono e non devono essere sottovalutate e trascurate. Tuttavia, esse non appartengono solo ai forestali ma all’intera collettività. Le difficoltà si superano se si riesce a comprendere, in primo luogo, che a poco o a nulla vale perseverare su una posizione difensiva di un gretto e rozzo corporativismo, mentre l’innovazione corre molto più veloce di quanto si possa immaginare. In secondo luogo, si dovrebbe prendere atto che non si può ottenere il consenso ignorando le differenze culturali o ritenendo che esse non siano importanti.

Il terzo è legato al conflitto tra ecologia e economia. Ammesso che tale conflitto si esaurisca, cosa di cui è lecito dubitare visti gli interessi in campo e la struttura scientifica, culturale e sociale attuale, i problemi si risolvono solo a una condizione: che all’ecologia e all’economia si associ anche l’etica. I forestali hanno preferito guardare alla scienza per la soluzione dei problemi, ma l’attuale dibattito sta dimostrando l’inadeguatezza dell’approccio tecnocratico. Finché le parole come «sostenibilità» e «biodiversità» non saranno associate ai «valori», esse non potranno dare risposte concrete a domande reali (Gregg, 1992).

Una strategia forestale per essere credibile si deve fondare su una cultura in grado di interpretare al meglio l’armonia e l’originalità di ogni bosco. Solo così la selvicoltura e la gestione forestale divengono il mezzo per tutelare e difendere il bosco e non il mezzo per sfruttare il bosco. Ciò implica l’instaurazione di un diverso rapporto uomo-natura: non più di dominio della natura e neppure di sottomissione alla natura, ma di rispetto verso la natura.

 
 
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