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Indice argomenti - Selvicoltura - Sviluppo sostenibile

   19-Mar-2007  Stampa solo questa pagina  Mostra la mappa

I limiti allo sviluppo e lo sviluppo sostenibile

Orazio Ciancio

Forse un breve excursus storico può aiutare a meglio comprendere come si è pervenuti al concetto di sviluppo sostenibile e a quello di biodiversità. Il Club di Roma, con il famoso - e, a dire il vero, molto contestato - rapporto Meadows et al. (1972) «The Limits to Growth», «I limiti dello sviluppo», teorizzò la necessità di porre un freno alla crescita della civiltà industriale. Nello stesso anno in «The ecologist», a cura di Goldsmith, apparve lo studio «A Blueprint for Survival», «Un progetto per la sopravvivenza», in cui si evidenziano i rischi di una crescita illimitata, si auspica la fusione tra ecologia ed economia e si illustra una strategia per un cambiamento radicale nello stile di vita. Sia nel primo, sia nel secondo rapporto, si sottolinea con forza che una crescita esponenziale continua in un ambiente finito è impossibile. Questa affermazione, come alcuni hanno osservato, è una tautologia. Eppure, come afferma Georgescu-Roegen (1976), «questa era una delle occasioni in cui l’ovvio doveva essere messo in risalto, dato che era stato a lungo ignorato».

Il primo «Earth Summit», tenutosi a Stoccolma nel 1972, fece proprie alcune di queste preoccupazioni e partecipò al mondo il degrado dell’ambiente e la necessità di porre alcuni limiti allo sviluppo. Il Rapporto Brundtland (1987) - noto come «Our Common Future», «il futuro di noi tutti» - dà la seguente definizione di sviluppo sostenibile. «Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa le esigenze delle generazioni attuali senza compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare le proprie». Questa definizione non a tutti è apparsa soddisfacente. Ha subito una serie di critiche distruttive (v. Scheda 1) perché si basa sul presupposto che lo sviluppo economico favorisce la sostenibilità ambientale. La Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992, però, accettò tale impostazione e propose di non porre limiti ma vincoli allo sviluppo, spostando l’attenzione sulla compatibilità ambientale.

Da questo secondo «Summit» sono scaturiti diversi documenti che riguardano le foreste. Tra questi, la dichiarazione di Rio, l’Agenda 21, le raccomandazioni definite “Principi sulle Foreste”, le convenzioni sul cambiamento climatico del pianeta e sulla diversità biologica, gli impegni a dare avvio ai negoziati per la convenzione sulla desertificazione. L’Agenda 21, al Capitolo 11, suggerisce di formulare criteri e linee-guida scientificamente valide per la gestione, la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle foreste (Ciancio, 1998b).

 
 
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