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La meccanizzazioneIninterrotta nel tempo è stata la ricerca di provvedimenti di razionalizzazione per migliorare le condizioni e l’economia dei lavori di utilizzazione. Fra questi il più rilevante è il ricorso ad attrezzi ed a macchine efficienti: la meccanizzazione. Già nell’undicesima edizione del testo del Gayer citato, del 1919, (rielaborato ed edito da H. Mayr e L. Fabricius dodici anni dopo la morte dell’Autore, ormai ottantenne) vengono citati ed illustrati una “macchina da segagione”, sega a catena mossa da un motore bicilindrico di 5 CV di potenza (Fig.2), ed una “macchina per il concentramento”, argano a motore per lo strascico indiretto. Le illustrazioni di queste macchine sono affascinanti, la loro funzionalità è improbabile. I primi motori meccanici efficienti sono stati impiegati per il trasporto dei legnami: caldaie a vapore – ovviamente alimentate a legna – per muovere le locomotrici delle ferrovie forestali a scartamento ridotto (Fig 3-4), impiegate prevalentemente per il traino dei carrelli scarichi verso il bosco, che poi, carichi, scendevano per gravità; motori a scoppio degli autocarri per il trasporto su strada. Questi mezzi si sono rapidamente diffusi all’inizio del XX° secolo e soprattutto dopo la prima Grande Guerra, insieme alle teleferiche trifuni tipo Valtellina, funzionanti quasi esclusivamente per gravità (Fig. 5-6-7-8) Soltanto dopo gli anni ’50 del secolo scorso macchine mosse da motori endotermici penetrano gradualmente nei boschi. Sono essenzialmente trattrici agricole, sia cingolate impiegate per lo strascico, che a ruote, quest’ultime anche con i primi rimorchi a ruote motrici (Fig. 9-10-11). Episodicamente vengono impiegati per i trasporti anche automezzi a trazione integrale residuati di guerra. Il ricorso a queste macchine è frenato dalla mancanza di attrezzature complementari specifiche ed efficienti, in particolare di verricelli per lo strascico dei legnami, e dall’insufficiente viabilità : poche le strade forestali, inesistenti le piste trattorabili. Alla fine degli anni ’50 arrivano le motoseghe a catena e si diffondono nelle fustaie soppiantando fulmineamente i segoni, nonostante il loro prezzo di acquisto elevato, pari al costo di 100 giornate/operaio. Dalla metà degli anni ’60 anche nei cedui tutti gli abbattimenti vengono effettuati a motosega. Le gru a cavo con argani a motore, apparse in Casentino alla fine degli anni ’50 per iniziativa dell’amministratore della Foresta Demaniale, si diffondono sulle Alpi (Fig. 12), mentre le teleferiche Valtellina vengono gradualmente sostituite dalle strade forestali. Con gli anni ’70 i trattori, di maggiori dimensioni, potenza e peso, finalmente equipaggiati con verricelli efficienti, specifici per lo strascico del legname, sostituiscono gradualmente gli animali per l’esbosco. Da molti viene riconosciuta l’importanza delle piste, vie di esbosco permanenti indispensabili per la selvicoltura in fustaie, in particolare se di origine artificiale; ma alla loro realizzazione vengono spesso opposti ostacoli burocratici. Ripetuti tentativi di utilizzazione integrale della biomassa dei cedui con l’impiego di cippatrici agli imposti (Fig.13), sia per cellulosa che per pannelli e per la combustione in altoforni industriali, non raggiungono risultati economicamente validi. Per questi impieghi vengono correntemente usati scarti di segheria (sciaveri e refili) e di utilizzazioni di piantagioni (ramaglia dei pioppeti) disponibili a basso prezzo e con modesti costi di raccolta e lavorazione, che per il momento non trovano altri impieghi. Soltanto dopo la fine del secolo la cippatura in bosco – ma dei residui delle utilizzazioni di conifere o di piantagioni, non della legna dei cedui – risulterà essere economicamente valida, perlomeno in determinate situazioni. La scortecciatura con attrezzi manuali delle conifere è la fase più onerosa dell’allestimento nelle fustaie, ma il ricorso a scortecciatrici meccaniche (Fig. 14) incontra difficoltà nelle piccole dimensioni delle segherie italiane: queste macchine appaiono – solo sulle Alpi – soltanto negli anni ’80. Alla fine del secolo vengono introdotti, dalla vicina Austria, nelle regioni alpine i processori, macchine sramatrici – depezzatrici impiegate allo scarico di gru a cavo che esboscano “full tree” gli alberi da grandi schiantate. Anche grazie a queste macchine si riesce a utilizzare in breve tempo rilevanti quantità di legname abbattuto da trombe d’aria, evitandone il degrado e frenando le infestazioni di bostricidi ed altri parassiti. Il ricorso a harvester, macchine abbattitrici – allestitrici idonee in particolare per alberi di piccole e medie dimensioni, ossia per diradamenti, è limitato dalla pendenza e accidentalità del terreno della massima parte dei boschi, oltre che dal loro elevato prezzo di acquisto (Fig.15). Lentamente ma inarrestabilmente l’impiego di macchine per la lavorazione e la movimentazione dei legnami si diffonde per opera di imprese di lavoro. Queste sostituiscono i proprietari dei boschi, sia privati che pubblici, nella gestione delle utilizzazioni, condizionando sempre più la selvicoltura. |
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