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Scheda 2 - Biodiversitàa cura di a cura di Susanna Nocentini A partire dalla Conferenza di Rio del 1992 il problema dell’estinzione delle specie e della riduzione della biodiversità è entrato a far parte delle risoluzioni internazionali che riguardano la protezione dell’ambiente e la gestione sostenibile. La biodiversità è stata definita come l’insieme di popolazioni e di specie di altri organismi con i quali l’Homo sapiens condivide la Terra, e le comunità, gli ecosistemi e i paesaggi di cui sono parti integranti (Ehrlich e Ehrlich, 1981; Wilson, 1988). Secondo Caughley e Gunn (1996) il termine biodiversità ha una lunga storia di definizioni variabili, tanto da renderlo quasi senza senso. Attualmente viene spesso usato come sinonimo di «diversità di specie», oppure di «ricchezza di specie». La variazione del numero di specie è un fenomeno naturale (Martin e Klein, 1984; Signor, 1990; Kauffman e Walliser, 1990). Ma a partire da questo secolo la riduzione del numero di specie è stata notevolmente accelerata dall’attività umana. Vi è unanime consenso fra i biologi sul fatto che stiamo assistendo a una vera e propria estinzione in massa di specie (Ehrlich e Ehrlich, 1981; Wilson, 1988, 1992; Western e Pearl, 1989; Myers, 1990a, 1990b; Raven, 1990). È stato calcolato che si perdono almeno 27.000 specie l’anno nelle foreste tropicali (Myers, 1988, 1990a, 1990b; Wilson, 1992). La biodiversità si sta riducendo, anche se a ritmi meno marcati, in altri biomi: barriere coralline, aree umide, isole, ambienti montani; il totale si stima intorno a 30.000 specie perse ogni anno sulla Terra (Myers, 1993). Questo valore contrasta fortemente con il tasso di estinzione naturale che si verificava prima dell’avvento dell’era umana, stimato intorno a una specie estinta ogni 4 anni (Raup, 1991a, 1991b). Secondo una serie di studi, ciascuno indipendente rispetto agli altri (Diamond, 1989; Myers, 1990b, 1993; Raven, 1990; Wilson, 1992), in assenza di sforzi di conservazione molto efficaci, stiamo confrontando la possibilità reale di perdere nei prossimi trenta anni il 20% di tutte le specie presenti sul pianeta e oltre il 50% entro la fine del prossimo secolo. Tutte queste stime sono dichiaratamente caute (Myers, 1993). Myers (1993) sottolinea l’importanza delle ricadute indirette dell’attività umana sulla scomparsa di specie. Tra queste individua l’appropriazione da parte degli esseri umani (attraverso l’utilizzazione per l’alimentazione e per altri usi insieme a un rilevante spreco), stimata in oltre il 40% della produzione netta primaria delle specie vegetali (Vitouseck et al., 1986). Ciò comporta una riduzione di materia organica vegetale a disposizione dei milioni di altre specie che vivono sulla Terra. La scomparsa di specie è legata poi all’eliminazione di specie chiave mutualiste (Gilbert,1980; Terborgh, 1988; Pimm, 1991), quali a esempio insetti impollinatori indispensabili alla riproduzione di diverse specie vegetali. Anche la frammentazione degli habitat rappresenta un fattore determinante (Mac Arthur e Wilson, 1967; Williamson, 1981; Case e Cody, 1987; Wilcove, 1987; Shafer, 1991; Wilson, 1992). Myers (1993) individua nell’inerzia dinamica dei processi di degradazione ambientale un’altra causa che provocherà l’estinzione di specie. Per esempio le piogge acide causate da inquinamento atmosferico, come anche i cambiamenti climatici locali legati alla deforestazione nelle zone tropicali, continueranno a far sentire i loro effetti anche a distanza di tempo e nonostante tutti gli sforzi per invertire questi fenomeni. La perdita di biodiversità non è reversibile: il recupero, eventualmente possibile con l’evoluzione, richiede tempi lunghissimi. Il dibattito sui modi per arrestare la scomparsa di specie dovuta all’attività umana e conservare la biodiversità si è incentrato soprattutto sulle dimensioni minime vitali delle popolazioni, sulla scala della variabilità (intraspecifica, interspecifica, a livello di ecosistemi, di paesaggi, ecc.), sulle relazioni fra specie, habitat e ecosistemi, sulla validità della preservazione, della conservazione e della rinaturalizzazione, sulla dimensione delle aree da proteggere o conservare, sulle politiche istituzionali necessarie operativamente. |
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