Recent pubblications of Ricercaforestalehttp://www.ricercaforestale.it/An initiative of the Italian Council of Research in Agriculture for knowledge transfer in the forest sectorRicercaforestalehttp://www.ricercaforestale.it/images/logo.gifhttp://www.ricercaforestale.it/13385 legno,energia,unità di misura,conversione,wood,energy,conversion Hellrigl, B. (2001) Numeri per la dendroenergetica. Numeri per la dendroenergetica ():34 La dendroenergetica, settore specialistico della bioenergetica, è una disciplina che si occupa principalmente della produzione della dendromassa (= insieme di legno e corteccia di piante legnose) e del suo impiego come combustibile (allo stato "massiccio" o previa trasformazione in combustibili più comodi - come cips, "tronchetti"- e pellets o anche in carburanti) oppure come materiale per la fabbricazione di semilavorati, di prodotti d'uso o materie prime per l'industria chimica. I campi di studio e applicazione della dendroenergetica hanno dimensioni estremamente varie, che vanno dai bilanci planetari del carbonio fino ai risvolti energetico-carbonici del riscaldamento domestico, nel cui contesto si interessa particolarmente alle conseguenze ambientali, dirette e indirette, dell'impiego dei vari tipi di combustibili. Uno dei maggiori scopi della dendroenergetica è lo studio di come e in quale misura, assoluta o relativa, l'uso energetico e materiale della dendromassa - materia prima rinnovabile, interfaccia energetico tra il sole e la terra nonché sede principale dello scambio di carbonio tra l'atmosfera e gli ecosistemi boschivi e arbustivi - può ridurre l'impiego di prodotti fossili (carbone, petrolio e gas naturale), la cui estrazione riporta in circolazione "esterna" enormi quantità di carbonio sepolte e sigillate da milioni di anni nei loro giacimenti geologici inducendo pericolosi cambiamenti nella composizione dell'atmosfera. Per fornire a chi interessato alcune informazioni su questi certo non irrilevanti "dettagli", nonché su argomenti come i costi energetici della produzione della dendromassa e di materiali ancillari o alternativi, si sono raccolte, da numerose fonte bibliografiche, una serie di "numeri" che viene esposta alle pagine che seguono e che si spera possano essere utile a chi deve cimentarsi con problemi di dendroenergetica. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9725&d_linea=2 Mon, 1 Jan 2001 1:01:01 +0100 Numeri per la dendroenergetica gestione forestale,paesaggio,uso del suolo,biodiversità,forest economics,landscape,land use,biodiversity Sgarbossa, A. (2010) Evoluzione del paesaggio e cambiamenti di uso del suolo dal 1954 al 2006 nelle foreste di Tovanella e Cajada (Dolomiti - Belluno). Evoluzione del paesaggio e cambiamenti di uso del suolo dal 1954 al 2006 nelle foreste di Tovanella e Cajada (Dolomiti - Belluno) ():74 pp. In questo elaborato si presentano i risultati ottenuti dal lavoro condotto nell'ambito del progetto di collaborazione “Ricerca scientifica per individuare buone regole di gestione delle foreste in aree di interesse naturalistico” tra dipartimento Te.S.A.F. e Corpo Forestale. Il lavoro ha come obiettivo quello di determinare se e come diversi livelli di pressione antropica sui territori indagati possono avere delle ripercussioni sull'evoluzione del paesaggio. Per fare ciò si sono scelte due aree, oggetto già di altri studi precedenti. La Val Tovanella che dagli anni Cinquanta non è più gestita e dal 1971 è diventata Riserva Naturale Orientata, e la Val di Cajada che invece è continuata ad essere gestita seppur con ritmi e intensità minori rispetto al passato. Si sono poi ricercate e analizzate serie di foto aeree storiche sia in formato cartaceo che digitale considerando un arco temporale di 52 anni, dal 1954 al 2006 dalle quali poter riconoscere i diversi usi del suolo. Strumento insostituibile nella conduzione delle analisi è stato il GIS attraverso il quale si sono potuti estrarre dalla lettura del territorio tutti i dati necessari. Dopo una prima fase di preparazione del materiale attraverso il processo di correzione delle foto e ortorettifica si è passati alla classificazione in cinque diverse classi di uso del suolo (bosco - prato e pascolo - prateria - arbusteto - rocce e ghiaioni). Le analisi hanno dimostrato che dei profondi cambiamenti hanno interessato le due aree e che il bosco è notevolmente aumentato in superficie a rioccupare gli antichi territori strappati dall'opera dell'uomo. L'effetto maggiore, per le conseguenze che porta con sé, è stata la drastica diminuzione di spazi aperti quali prati pascoli o praterie che assicurano all'ambiente un alto potere nella conservazione della biodiversità. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9724&d_linea=2 Fri, 1 Jan 2010 1:01:01 +0100 Evoluzione del paesaggio e cambiamenti di uso del suolo dal 1954 al 2006 nelle foreste di Tovanella e Cajada (Dolomiti - Belluno) Edagricole tipologie forestali,unità tipologiche,fitosociologia,forest type,phytosociology Del Favero, R. (2001) Tipologie forestali: analisi di un decennio di studi a scala regionale. Monti e Boschi 2001 (6):9-13 A dieci anni dalla prima pubblicazione di una tipologia forestale regionale, è descritta l'evoluzione che hanno avuto gli studi in questo settore in Italia. Oggi, cinque regioni hanno già pubblicato una tipologia forestale (Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte, Toscana e Sicilia), altre quattro le stanno completando (Lombardia, Marche, Puglia e Provincia autonoma di Trento) e in altre due sono stati pubblicati dei lavori parziali (Calabria e Abruzzo). L'articolo, dopo aver descritto una delle metodologie di lavoro più ricorrenti, evidenzia le differenze fra i diversi studi finora pubblicati. Sono poi analizzati alcuni aspetti dell'organizzazione gerarchica delle unità tipologiche, delle implicazioni legate alla scala adottata, delle relazioni con altri sistemi di classificazione, fra cui soprattutto la fitosociologia, e degli aspetti della nomenclatura. infine, sono descritte alcune applicazioni che gli studi di questo genere hanno avuto in Italia e che riguardano la pianificaizone forestale, la pianificazione antincendio boschivo e la gestione delle aree protette. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9715&d_linea=2 Mon, 1 Jan 2001 1:01:01 +0100 Tipologie forestali: analisi di un decennio di studi a scala regionale REGIONE EMILIA-ROMAGNA tavole dendrometriche,emilia romagna,emilia romagna AAVV (2001) Tavole dendrometriche regionali. Tavole dendrometriche regionali ():82 Le tavole dendrometriche sono il riferimento fondamentale per la misurazione delle masse legnose forestali. Derivate da elaborazioni sui dati dell'Inventario Forestale Regionale, le Tavole dendrometriche regionali sono specificatamente costruite per gli alberi e per i boschi del settore appenninico dell'Emilia-Romagna e permettono di ricavare stime dotate di elevata attendibilità statistica e notevole affidabilità, in maniera rapida e facilmente applicabile. Le Tavole, costruite su modelli di cubatura del fusto con cimale (come tali da considerarsi cormometriche), sono tutte a doppia entrata: applicando le formule o incrociando i valori in tabella, restituiscono volumi in dmc o mc a partire dai valori di diametro (o area basimetrica) e altezza della pianta (o statura del bosco). Il testo contiene l'intero studio relativo alle Tavole dendrometriche realizzate, comprensivo di formule e tabelle dei risultati, note sul metodo, sulla precisione delle stime e sulle caratteristiche d'impiego, bibliografia e atto regionale d'approvazione. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9714&d_linea=2 Mon, 1 Jan 2001 1:01:01 +0100 Tavole dendrometriche regionali Accademia italiana Scienze forestali gestione ecosostenibile,gestione forestale,risorse silvopastorali,parchi nazionali,forest economics,national parks O. Ciancio, P. Corona, M. Marchetti e S. Nocentini (2002) Linee guida per la gestione sostenibile delle risorse forestali e pastorali nei Parchi Nazionali. ():304 Le linee guida per l'implementazione del concetto di gestione ecosostenibile delle risorse forestali e pastorali all'interno dei Parchi Nazionali sono scaturite dall'analisi delle interazioni fra obiettivi di tutela e caratteristiche degli ecosistemi. Esse consentono di definire i criteri ai quali dovrà fare riferimento la gestione forestale e pastorale nelle diverse condizioni ambientali, culturali e socioeconomiche di ciascun Parco. Il volume è stato elaborato da un gruppo di lavoro nel quadro delle attività della Convenzione «Definizione delle linee guida per la gestione ecosostenibile delle risorse agrosilvopastorali nei Parchi Nazionali» tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e l'Accademia Italiana di Scienze Forestali. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9712&d_linea=2 Tue, 1 Jan 2002 1:01:01 +0100 Linee guida per la gestione sostenibile delle risorse forestali e pastorali nei Parchi Nazionali stabilità alberi,selvicoltura urbana,urban forestry Girotto A., Letey C. (0) EVOLUZIONE DELLE METODOLOGIE DI VALUTAZIONE DELLA STABILITA' DEGLI ALBERI. (): Nella moderna società, agli alberi (collocati in ambienti a loro talvolta ostili) vengono richiesti molti servigi, tra i quali la connotazione del paesaggio e la fonte di salubrità. Sovente però, si dimentica che questi esseri viventi rivelano tardivamente le sofferenze accumulate in ambienti urbani, schiantandosi talvolta senza preavviso e provocando danni a persone e cose. E' dunque importante dotarsi di tecniche idonee ad accertare la stabilità degli alberi, a diagnosticarne lo stato di pericolosità e a prescrivere gli interventi da effettuare. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9709&d_linea=2 Sat, 1 Jan 2000 1:01:01 +0100 EVOLUZIONE DELLE METODOLOGIE DI VALUTAZIONE DELLA STABILITA' DEGLI ALBERI compost,fertilità del suolo,composted,soil fertility Leone A. (2006) Applicazione di compost in suoli agrari. Valutazione dell'attività biologica e monitoraggio di metalli pesanti e di alcuni microrganismi potenzialmente patogeni.. Applicazione di compost in suoli agrari. Valutazione dell'attività biologica e monitoraggio di metalli pesanti e di alcuni microrganismi potenzialmente patogeni. ():145 pp. Le attività biologiche, riconosciute ottimi indicatori della fertilità del terreno e della sua qualità biologica, monitorate nei tre anni di sperimentazione hanno presentato dinamiche diverse. I risultati ottenuti hanno evidenziato che il trattamento con il compost esercita un effetto positivo su alcune funzioni biologiche del suolo legate ai processi di decomposizione della sostanza organica. La concentrazione totale degli elementi nel suolo e la loro disponibilità, indipendentemente dai trattamenti di fertilizzazione, hanno evidenziato una grande variabilità temporale. L'aggiunta di compost non ha determinato un incremento generalizzato dei metalli pesanti nei suoli studiati alla fine del periodo di monitoraggio. L'ammendamento del terreno con compost di qualità, ottenuto dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, può rappresentare un strategia promettente per l'incremento dell'attività biologica dei suoli agrari migliorandone la qualità biologica. Inoltre, è importante seguire gli effetti di applicazioni di compost ripetute negli anni e verificare un eventuale trasferimento dei metalli alle colture. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9707&d_linea=2 Sun, 1 Jan 2006 1:01:01 +0100 Applicazione di compost in suoli agrari. Valutazione dell'attività biologica e monitoraggio di metalli pesanti e di alcuni microrganismi potenzialmente patogeni. piantagione lineare,utilizzazione,meccanizzazione,bioenergia,utilization,mechanization,bioenergy Spinelli R., Nati C., Fabbri P., Mancini L., Cosentino G. (2001) Studio della raccolta meccanizzata di una piantagione lineare. Studio della raccolta meccanizzata di una piantagione lineare ():24 Le piantagioni lineari costituiscono una risorsa importante, il cui potenziale è troppo spesso sottovalutato. L'agricoltura industriale tende a sbarazzarsi dei filari alberati, perchè questi limitano la manovra delle grosse attrezzature a cui essa fa ricorso. Tuttavia, queste formazioni arboree forniscono diversi benefici, il cui valore complessivo certamente supera l'effimero guadagno ottenuto in termini di manovrabilità delle macchine agricole. Scopo di questo studio è l'individuazione di un sistema di raccolta meccanizzato che proietti nel circuito industriale anche la coltivazione dei tradizionali filari alberati. Questo potrebbe motivare anche le aziende agricole piú moderne a mantenere o incrementare la loro dotazione di filari - contribuendo al tempo stesso a quegli altri benefici sociali (esternalità) che non ricadono direttamente sull'azienda. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9705&d_linea=2 Mon, 1 Jan 2001 1:01:01 +0100 Studio della raccolta meccanizzata di una piantagione lineare biomassa,diradamento,conifere,biomass,thinning,conifers Spinelli R., Nati C., Magagnotti N. (2003) Raccolta di legno cippato dalle giovani peccete artificiali del Feltrino. Raccolta di legno cippato dalle giovani peccete artificiali del Feltrino ():26 Anche nel Feltrino, i proprietari boschivi locali e le ditte di utilizzazione forestale stanno mostrando un crescente interesse nei confronti del settore biomasse, che potrebbe offrire uno sbocco al materiale ricavato dai lavori di miglioramento boschivo, attualmente poco valorizzato. La possibilità di vendere questo materiale contribuirebbe certamente ad abbattere i costi degli interventi, rendendoli meno onerosi o più redditizi - a seconda delle situazioni. Questo rapporto riguarda la prima prova, dedicata alle giovani piantagioni di conifere da sottoporre a diradamento. Attualmente non esistono sbocchi per il materiale ottenuto dal diradamento, che è depezzato, concentrato ed abbandonato in loco. Tale situazione, oltre a determinare l'assoluta dipendenza degli interventi da un aleatorio finanziamento pubblico, condiziona anche la scelta del selvicoltore, che è incentivato a rimuovere solo le piante più piccole e deperite. Infatti, la rimozione di individui con un buono sviluppo è ostacolata dalla laboriosità dell'opera, che non comporta alcun vantaggio immediato, ed anzi pone solo problemi di smaltimento. Il diradamento rischia così di divenire solo una "sepoltura" di individui ormai già completamente dominati, con un conseguente scarso effetto auxometrico. La possibilità di produrre biomassa da questi popolamenti cambia totalmente la situazione, perché consente un prelievo più intenso, incoraggiando interventi più efficaci sotto il profilo colturale. Ancora più importante è il fatto che la vendita del legname ricavato dal diradamento consente di ridurre il costo dell'intervento, ed aumenta la superficie che è possibile gestire con un determinato monte-contributi. Anzi, in certe condizioni, l'intervento potrebbe autosostenersi e al limite divenire redditizio. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9704&d_linea=2 Wed, 1 Jan 2003 1:01:01 +0100 Raccolta di legno cippato dalle giovani peccete artificiali del Feltrino Rete Rurale Nazionale 2007-2013 Italia gestione forestale,buone pratiche,programma quadro,forest economics,best practices, AAVV (gruppo di lavoro tecnico designato per la stesura del Programma quadro per il settore forestale costituito presso il MIPAAF) (2009) Criteri e buone pratiche di gestione forestale. Baseline per l'attuazione della misura silvo-ambientale.. Criteri e buone pratiche di gestione forestale. Baseline per l'attuazione della misura silvo-ambientale. ():47pp. Il documento ha il principale obiettivo di definire a livello nazionale i Criteri minimi e buone pratiche di gestione forestale ai fini dell'attuazione delle misure silvo-ambientali. Il documento è stato redatto ai sensi delle disposizioni nazionali e regionali vigenti e nel rispetto delle competenze istituzionali, da un gruppo di lavoro tecnico designato per la stesura del Programma quadro per il settore forestale costituito presso il MIPAAF al quale hanno partecipato il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed una rappresentanza delle amministrazioni regionali nominata dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. I criteri di gestione forestale definiti nell'ambito del presente documento non sostituiscono i criteri di gestione obbligatori fissati dalle norme nazionali e regionali già esistenti1, ma rappresentano gli standard minimi di buon governo e trattamento secondo i principi internazionali di gestione forestale sostenibile, multifunzionalità e miglioramento degli ecosistemi forestali. http://www.ricercaforestale.it/rf_riassunto.php?id=9703&d_linea=2 Thu, 1 Jan 2009 1:01:01 +0100 Criteri e buone pratiche di gestione forestale. Baseline per l'attuazione della misura silvo-ambientale.